Duomo di Orvieto

il Duomo è una delle più belle cattedrali d’Italia e del mondo. L’inizio dei lavori per la costruzione viene datata nel 1290 e la costruzione fu fortemente voluta sia dalla Chiesa che dal Comune, con l’intento di creare un’unica grande cattedrale per la città in sostituzione delle due chiese malridotte che preesistevano sulla bella piazza (la chiesa episcopale di S. Maria, piuttosto malridotta, e la chiesa parrocchiale di S. Costanzo, officiata dai canonici che possedevano case e botteghe contigue al chiostro annesso). Va quindi esclusa la suggestiva teoria che indica nel Miracolo di Bolsena l’evento propiziatorio per la costruzione del Duomo.
Il Duomo si presenta come una magnifica costruzione che accorpa diversi stili architettonici. In particolare si può definire un mirabile esempio di equilibri e commistioni di stili gotico e romanico, anche se la cattedrale mantiene delle proprie uniche peculiarità. Molte furono le persone che parteciparono alle diverse fasi di progettazione e costruzione del Duomo.

Il Rosone del Duomo di Orvieto

Il Rosone, opera di Andrea di Cione detto l’Orcagna (1354-1380), rappresenta il punto centrale e catalizzatore di chi osserva la facciata del Duomo.
Esso è formato da un doppio giro di colonnine con archi intrecciati, dove al centro spicca il volto di Cristo Redentore attorniato da 4 mosaici negli spicchi. Questi sono di Piero di Puccio (1388), e raffigurano i 4 dottori della chiesa: Sant’Agostino, San Gregorio Magno, San Girolamo e Sant’Ambrogio. Esternamente, il Rosone si circonda di altre sculture che rappresentano, tra le altre, gli apostoli e 12 profeti. Le statue e le teste sono di travertino.

Le porte del Duomo

Nel lontano 1290, anno di inizio del Duomo orvietano e per i successivi sei secoli, non venne a nessuno il pensiero o l’idea di munire la grandiosa cattedrale di altrettanto grandiose porte. Mentre architetti ed artisti curavano i particolari architettonici più minuti e le decorazioni più svariate, i tre varchi d’accesso principali rimanevano modestamente occupati da porte lignee, semplici e senza motivi ornamentali. Ma è nell’ottocento che l’idea di nuove porte si farà sempre più concreta. Sarà proprio il Fumi, impegnato nei restauri del Duomo a proporre la creazione di nuovi portali. Sull’onda delle celebrazioni del VI centenario della fondazione della cattedrale e del Congresso Eucaristico, che si stava svolgendo sulla Rupe, il Fumi propose all’Opera del Duomo ed all’arch. Giuseppe Sacconi, l’autore dell’altare della patria, di realizzare delle porte. Gli anni passarono ed il Sacconi non fece pervenire alcun progetto. Dovremo attendere il 1928, anno in cui l’Opera del Duomo decise di indire un concorso per la realizzazione di suddette. Oltre allo scarsa partecipazione nessuna delle opere convinse la Commissione, cosicché fu indetto un nuovo concorso nel 1930. Anche questa volta la Commissione non fu soddisfatta ma individuò nei bozzetti di Alfredo Biagini quelli più interessanti, tanto da affidargli il compito di un nuovo studio. Quest’ultimo provocò furiose polemiche a livello nazionale, ed il progetto infine venne bocciato. Passarono sedici anni e nel 1959 l’Opera del Duomo, deliberò di assegnare i lavori di realizzazione allo scultore Francesco Messina. L’opera si sarebbe potuta realizzare solo trovando un mecenate disposto a pagare le ingenti spese occorrenti. Questi finanziamenti non si trovarono ed una lunga indecisione dell’artista nel presentare i bozzetti portarono la Fabbriceria a revocare l’incarico. Finalmente nel 1962 l’incarico venne assegnato ad un altro scultore, Emilio Greco. Dopo aver individuato il materiale, bronzo di prima qualità, si passò ad individuare il tema: nella porta centrale “le opere di misericordia” mentre in quelle laterali “composizioni di angeli”. Finalmente il 21 novembre 1962 il consiglio di amministrazione approvò definitivamente i bozzetti ed affidò ad Emilio Greco la costruzione delle porte. Una volta disegnate e fuse nel 1964 rimasero per ben sei anni appoggiate alle colonne della navata centrale del Duomo. Violente polemiche imperversarono sul loro effettivo valore artistico oltre al timore che potessero danneggiare l’omogeneità artistica della meravigliosa facciata. Infine il ministro della Pubblica Istruzione, Misasi, ne ordinò l’installazione e tramite un decreto ministeriale ne autorizzò la messa in opera che avvenne nella notte del dieci agosto 1970. Terminava così, con un atto di forza, una questione secolare che aveva coinvolto non solo la città ma tutti gli amanti dell’arte. Oggi, a distanza di tempo, queste porte non sembrano creare quello stravolgimento stilistico da molti pensato. Un turista o un semplice passante rimangono ancora incantati dall’armonia e dallo splendore della facciata.

I Mosaici del Duomo di Orvieto

I Mosaici della facciata del Duomo di Orvieto riguardano la Vergine a cui la cattedrale fu dedicata (precisamente la cattedrale fu intitolata a Santa Maria Assunta in Cielo).
Sui mosaici si narrano la storia e scene della vita della Vergine, dall’Assunzione in cielo, alla Natività della Vergine, fino all’Incoronazione della Madonna.
In particolare dal basso verso l’alto sono rappresentati bellissimi mosaici policromi che dalla loro prima stesura sono stati oggetto di lunghi restauri.
Innumerevoli gli interventi per riportarli al loro originale splendore dorato e a quell’effetto “luccicante” che essi donano alla intera facciata del Duomo quando sono illuminati dal sole.
Negli spicchi ai lati delle ghimberghe invece vi sono rappresentazioni de L’Annunciazione, Gli Apostoli in Estasi per l’Assunzione della Madonna, Gioacchino ed Anna. Infine, nelle cuspidi in alto vengono rappresentati: lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione di Maria al Tempio, l’Incoronazione di Maria.

I Bassorilievi del Duomo di Orvieto

Le 4 guglie del Duomo hanno alla base quattro grandi bassorilievi in marmo, ognuno dei quali rappresenta immagini e storie di carattere religioso, in particolare:
Il primo bassorilievo rappresenta storie del Vecchio Testamento con immagini rappresentanti la Storia della Genesi.
Si tratta di scene che ripercorrono i giorni della creazione (creazione degli animali e delle piante) e della nascita di Adamo ed Eva. Altre scene in questo pilastro raffigurano l’Eden, l’atto del peccato originale, la condanna divina e la simbolica presentazione di Caino che uccide Abele.
Nel secondo bassorilievo abbiamo l’Albero di Jesse, con la genealogia della stirpe di Gesù e profezie messianiche. Sono raffigurate scene con Abramo, Re David, Salomone e la Crocifissione.
Nel terzo bassorilievo vi sono rappresentate storie evangeliche narrate nel Nuovo Testamento, con scene della vità di Cristo come la natività e l’annunciazione. Altre scene in particolare sono la strage degli innocenti, il bacio di Giuda, la flagellazione di Cristo e Maria al sacro sepolcro.
Nel quarto bassorilievo viene rappresentato un tema ricorrente nelle arti raffigurative delle opere della cattedrale: il Giudizio Universale. Immagini di dannati ed eletti, la resurrezione dei morti. Lo stesso tema viene rappresentato magnificamente anche nella pittura con gli affreschi del Signorelli nella Cappella di San Brizio con scene apocalittiche e la resurrezione della carne.

Le sculture bronzee

Le sculture bronzee che decorano la facciata del Duomo rappresentano simbolicamente i 4 Evangelisti e, più precisamente, l’ Angelo (San Matteo), il Leone (San Marco), l’Aquila (San Giovanni) e il Toro (San Luca), ai quali si aggiunge sopra il portale centrale principale un’altra scultura in bronzo con un baldacchino dedicato alla Vergine Maria. Esso è stato di recente ricollocato sopra il portale principale dopo un lungo periodo di restauro. Le opere in bronzo che simbolicamente rappresentano i quattro evangelisti sono opera del Maitani.
Nel 1970 le originali porte in legno del Duomo sono state sostituite con dei portali in bronzo con rilievi. Questi ultimi raffigurano Le Opere di Misericordia, un’opera dello scultore siciliano Emilio Greco di cui è presente, sempre in piazza Duomo, al pian terreno di Palazzo Soliano, uno spazio museale a lui dedicato con esposizione di alcune sue opere in bronzo.