Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia

Il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia, ospitato all’interno di Palazzo Vitelleschi, è senza dubbio uno dei più ricchi ed importanti d’Italia. Autentico capolavoro architettonico del Rinascimento, venne realizzato per volontà del Cardinale Giovanni Vitelleschi tra il 1436 ed il 1439 su progetto di Giovanni Dalmata.

Il palazzo vanta la compresenza di elementi gotici ed elementi rinascimentali, testimonianza del graduale passaggio al nuovo stile, che proprio in quegli anni si andava diffondendo. L’impronta rinascimentale è evidente nel settore sinistro, con il portale sormontato da un timpano triangolare in cui è inserito lo stemma della famiglia Vitelleschi, mentre le coppie di bifore del settore centrale e le tre trifore del settore di destra ci riportano al gotico.

Una volta superato il portone di ingresso vi ritrovate in un ampio cortile dotato di un pozzo ottogonale che risale al 1459, circondato sui due lati da un porticato con archi a sesto acuto.

La definitiva trasformazione del palazzo in museo avvenne nel 1924, quando al nucleo originario della raccolta comunale, che comprendeva molti reperti di scavo effettuati nel corso del XIX secolo nell’area di Tarquinia, si unì con la collezioni Bruschi-Falgàri ed altri contributi di famiglie nobili cittadine.

Da allora la raccolta si è andata progressivamente arricchendosi, anche con l’aggiunta, nei primi anni Cinquanta del secolo scorso, di quattro tombe provenienti dalla vicina Necropoli di Monterozzi.

PRIMO TERRA

Gli ambienti al piano terra accolgono, in sequenza cronologica, i materiali in pietra appartenenti alle collezioni del museo tra cui sarcofagi databili dalla metà del sec. IV a.C.. Da porre in evidenza la sala 10 che contiene i sarcofagi di maggior pregio, alcuni dei quali scolpiti in marmo greco, appartenuti ad alcune delle famiglie più in vista della Tarquinia della metà del sec. IV a.C.
Tra i più importanti il sarcofago di Laris e quello Velthur, entrambi appartenenti alla famiglia Partunus, quello dell'Obeso, del Magistrato, del Magnate e del Sacerdote.

PRIMO PIANO

Al primo piano è esposta, in ordine cronologico, una ricca collezione di reperti, dal periodo villanoviano a quello romano, che documentano l'evoluzione della pittura greca ed etrusca.
Di notevole bellezza il corredo della tomba rappresentato dal celebre vaso di Bocchoris (VII-VI secolo a.C.) così come numerosi vasi greci a figure nere del VI secolo a.C. e attici a figure rosse.
Inizio la visita dall’ultima stanza del ballatoio dove sono raccolti i materiali più antichi, risalenti al periodo Villanoviano (sec. IX - VIII a.C.). Le sale successive, disposte in ordine cronologico, contengono reperti provenienti dalla Fenicia e dall’Egitto (fine sec. VIII - VII a.C.), vasi importati dalla Grecia (soprattutto da Corinto) databili tra la fine del sec. VII e il VI a.C.,  ed i buccheri, la tipica ceramica etrusca.
A seguire trovo ceramiche di importazione provenienti dall’Attica (Grecia), eseguite con la tecnica a figure nere e a figure rosse, databili dal sec. VI a.C..
In una vetrina del Salone delle Feste è raccolta una selezione di monete etrusche in bronzo e monete d’oro risalenti al periodo tardo imperiale, ritrovate negli scavi della colonia romana di Gravisca, e alcuni gioielli in oro eseguiti con la tecnica della granulazione.
Procedendo nelle sale successive si possono ammirare reperti di produzione locale, sia ceramici che metallici: specchi, balsamari, suppellettili. Nell’ ultima sala sono raccolti i cosiddetti ex voto, cioè doni offerti alla divinità per ricevere una grazia, provenienti dal santuario dell’Ara della Regina. La maggior parte di essi riproducono, in terracotta, parti del corpo umano oppure teste di individui per i quali si vuole chiedere la protezione della divinità.

SECONDO PIANO

Al secondo piano si trova un loggiato quadrangolare dal quale si può godere una magnifica vista sulla città e sulla campagna. In un gruppo di sale climatizzate sono conservate e ricostruite alcune tombe dipinte i cui affreschi sono stati distaccati: si tratta delle tombe del Triclinio, delle Bighe, delle Olimpiadi e della Nave.

Il celebre altorilievo dei Cavali Alati, recuparato dalle rovine del tempio dell'Ara della Regina, dopo essere stato temporaneamente esposto dal 2001 ad oggi nel Salone delle Armi, tornerà finalmente nella sala ad esso originariamente destinata per ridare, all'interno del Museo Archeologico Nazionale di Tarquinia, anche sul piano espositivo, tutta la rilevanza ed importanza adeguata ad un'opera unica al mondo. L'inaugurazione della sala è prevista il prossimo sabato 4 luglio 2015, alle ore 9:00.

LE TOMBE