Pozzo della Cava - Orvieto

Sono davvero molti i secoli di storia del Pozzo della Cava, che ha subito nel tempo continue modifiche.
Il pozzetto laterale a sezione rettangolare è etrusco (VI – V sec. a. C.) e costituisce un saggio del suolo eseguito per accertarsi della presenza della falda acquifera e per ispezionare i cunicoli sotterranei che convogliavano l’acqua delle sorgenti.
Nel 1527 Papa Clemente VII, fuggendo dal Sacco di Roma, si rifugiò ad Orvieto ed ordinò la realizzazione di due cisterne pubbliche e di un pozzo «in contrada Cava», facendo riadattare la struttura etrusca per poter attingere l’acqua della sorgente dalla via in caso di futuri assedi della città. I lavori furono eseguiti a spese del Comune e si conclusero nel 1530.
Il Pozzo della Cava restò aperto fino al 1646, anno in cui le autorità comunali ordinarono la sua chiusura al pubblico, come testimonia la lapide esposta all’ingresso, inizialmente collocata su Via della Cava, in corrispondenza della vera del pozzo.
Il motivo della chiusura andrebbe ricercato nell’assedio della Guerra di Castro, quando tutte le aperture (vicoli, slarghi, porte…) di Via della Cava furono murate per non dar modo alle truppe nemiche di disperdersi in città, semmai fossero riuscite ad entrare.
Da allora il pozzo non ha goduto di un’ottima fama, tanto da venir descritto come «luogo opportuno per coprire delitti».
Quando, dopo più di tre secoli dalla sua chiusura, nel dicembre del 1984 Tersilio Sciarra ha riscoperto il pozzo durante dei lavori di ristrutturazione, la sua profondità era soltanto di 24 metri, il fondo era infatti ostruito da terra, rifiuti e rottami gettati per decenni al suo interno.
Soltanto i lavori della primavera del 1996 hanno restituito alla struttura la sua completezza originaria con i suoi 36 metri totali.
Nel 2004 è stato ripristinato l’accesso originario su Via della Cava, con la realizzazione di una piccola vera in pietra a ricordo del grande puteale rinascimentale andato perduto.

Il laboratorio medievale

Il primo locale del complesso archeologico del Pozzo della Cava è stato utilizzato dal XIII al XVI secolo per la lavorazione della ceramica.
Sono visibili diversi scarti della fornace, gettati perché presentavano difetti di forma o di decorazione. Accanto ad alcuni reperti sono esposte delle ricostruzioni, con lo scopo di mostrare l’aspetto originario dei manufatti.
Una parte della stanza, scavata direttamente nel tufo e resa bianca dalla prolungata esposizione ad alte temperature, era il forno del laboratorio di ceramica, anticamente la camera di cottura era delimitata da un muro di blocchi di tufo e mattoni refrattari che veniva parzialmente distrutto e ricostruito ogni volta, per consentire di infornare e di sfornare i manufatti.
È ben visibile anche l’inizio della canna fumaria, che prosegue in alto con una piccola grotta che fungeva da valvola di sfiato per raffreddare il forno e per convogliare il calore verso le stanze in cui gli oggetti in argilla fresca venivano lasciati ad asciugare.